L’insopportabile incomunicabilità tra imbianchino e cliente

C’e’ qualcosa che la maggior parte degli imbianchini non ha ancora capito.

Pur se lavorano molto, pur se sono convinti che il mercato continuerà a premiarli anche in futuro.

Anche se credono di fare il miglior lavoro possibile quando si tratta di muffa.

Anche se utilizzano cicli consolidati e garantiti dalla “casa”.

Lo possiamo dire oggi, dopo:

  1. aver parlato con poco più di 1.400 famiglie
  2. aver ascoltato le loro esperienze
  3. averle sentite affermare, nella gran parte dei casi, di non saper più dove sbattere la testa

Ah, dimenticavo, la stragrande maggioranza di queste famiglie si è relazionata con uno o più imbianchini nel corso della sua battaglia con la muffa.

Ma che cosa non ha capito la maggior parte degli imbianchini?

Una cosa semplice, quasi banale: che i loro clienti, spesso, non sono soddisfatti.

Ma questo è un mercato strano, davvero originale.

A differenza di qualunque altro, dove il cliente insoddisfatto va a chiedere conto al fornitore, quando si tratta di muffa pare ci sia una sorta di rassegnazione di fondo.

Sono quasi grate all’imbianchino che è riuscito a nascondere il problema per uno, due o tre anni, arrese all’idea di dover sicuramente ritornare a trattare la propria abitazione a distanza di tempo.

Spesso, però, quando si tratta di intervenire nuovamente, preferiscono cambiare fornitore, senza una ragione specifica perché (quasi) nessun imbianchino (oggi) ha le competenze per fare la differenza in termini di analisi del problema e proposta di soluzione.

Lo fanno perché sperano di essere più fortunate e trovare qualcuno che con la bacchetta magica possa dare un nuovo calcio al barattolo dilazionando il problema.

L’imbianchino che è intervenuto precedentemente, quindi, non ha la percezione dell’insoddisfazione del cliente e rimane convinto della validità e qualità del proprio intervento.

In tutto questo, chi ne perde è:

  • la famiglia (prima ragione): perché se la muffa non è trattata correttamente continua ad esporsi all’azione costante delle spore
  • la famiglia (seconda ragione): che non può fare una pianificazione corretta dei propri budget, vivendo con la speranza di non vedere la muffa proliferare nella stagione a venire
  • l’imbianchino: che non conosce, se non marginalmente quando si tratta di muffa, la possibilità di fidelizzare il cliente

Attenzione, parliamo di grandi numeri, perfettamente coscienti che certamente ci sarà chi ha un approccio diverso, più professionale, al mercato.

Se tu sei uno di questi ultimi, complimenti, sei una mosca bianca.

Se non lo sei, devi sapere che c’e’ un bacino di utenza, che qualcuno definisce nicchia, ma che nicchia non è sul piano dei numeri, che ha esigenze specifiche di risoluzione di un problema che l’affligge.

Molti operatori adottano la “strategia ad una testa”, ovvero una soluzione valida per qualunque problema di muffe.

Chi usa le pitture antimuffa, chi propone i pannelli interni, chi lavora con le pitture termiche.

Indipendentemente dalla causa scatenante il problema di muffa.

L’imbianchino, in questo senso, tende a seguire la strada dettata dal colorificio di fiducia che normalmente si lega ad una marca di produttore di pitture e quelle propone, indipendentemente da tutto.

In tutto questo, molto spesso nessuno dei professionisti in campo conosce la muffa, ne conosce le caratteristiche, sa come trattarle, sa come gestirle, sa, in pratica, come aiutare il cliente.

Ma la muffa è una malattia, non una macchia.

E’ una malattia che affligge l’abitazione e che si traduce in malattia per gli abitanti.

E come ogni malattia va trattata da un “medico”, ovvero da qualcuno che la conosca e sappia come affrontarla.

Un medico studia per dieci anni prima di poter esercitare, un infermiere tre anni, un massaggiatore anni.

Perché allora si da per scontato che chi cura la malattia principale delle abitazioni in Italia, possa farlo senza aver la minima cognizione di cosa sta facendo?

Adotta determinate strategie solo perché “ha sempre fatto così”.

Se sei un imbianchino, o comunque un professionista dell’edilizia che si trova ad affrontare problematiche di muffa, oggi hai due strade possibili (nonostante probabilmente pensi che il mercato non stia cambiando, e non è così):

  1. continuare a fare l’applicatore o il venditore, rivolgendoti ad un pubblico con esigenze di basso profilo e disponibilità di spesa conseguenti
  2. rivolgerti ad un mercato in forte crescita, fatto di mamme, papà, mogli, mariti che si informano, si interessano, sono disposti a spendere di più per liberarsi dalle muffe, ne sanno più di te e, per questo, non ti prenderanno mai in considerazione come operatore

Oggi puoi formarti, specializzarti, diventare un consulente e accedere a questo mercato, AIUTANDO davvero, finalmente, le famiglie ad uscire dal loro problema di muffa.

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EmDeGa
 

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